LA POSIZIONE DEL CONIUGE DELL’EREDE RINUNCIANTE ALL’EREDITA’ RISPETTO ALLE AZIONI DEI CREDITORI DEL DE CUIUS

LA POSIZIONE DEL CONIUGE DELL’EREDE RINUNCIANTE ALL’EREDITA’ RISPETTO ALLE AZIONI DEI CREDITORI DEL DE CUIUS

Nota di commento alla sentenza della Corte di Cassazione n. 5077 del 30 maggio 1990, a cura dell’ Avv. Stefano Puccinelli

Il recente richiamo da parte della Corte di Cassazione di un suo precedente (Cass. Civ. n. 5077/1990) offre l’occasione per un breve spunto di riflessione sulla (apparente?) problematica di cui all’oggetto e sull’istituto giuridico della c.d. rappresentazione.

Non di rado, invero, si verificano situazioni rispetto alle quali l’erede è chiamato a succedere in assi ereditari in cui le passività sono superiori agli elementi attivi.

Ricorrendo dette situazioni e tralasciando in questa sede la cautela dell’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, è noto come solitamente l’erede individui nella rinunzia all’eredità il principale strumento attraverso cui, in primis, mettersi al riparo dalle eventuali azioni dei creditori del defunto e, in secundis e più in generale, escludere una fusione del proprio patrimonio con quello del defunto.

Tuttavia, se è vero che l’ordinamento consente all’erede una siffatta facoltà è altrettanto vero che lo stesso, per effetto dell’esercitata rinuncia, preveda, ex artt. 466 e ss. cod. civ., anche una devoluzione della quota rinunciata ad altri soggetti, legati al rinunciante, la cui corretta individuazione appare opportuno operare, stante la consapevolezza che ove anch’essi volessero evitare di rispondere nei confronti dei creditori del defunto dovrebbero procedere a rinunciare all’eredità analogamente al primo chiamato.

Orbene, la pronuncia in esame fornisce l’occasione per chiarire come il coniuge dell’erede non sia un soggetto cui l’ordinamento riconosce la capacità di subentrare nella posizione dell’erede rinunciante.

Ed invero, nonostante non siano mancati tentativi di interpretazione estensiva dell’art. 467 cod. civ., con la pronuncia in esame (e con altre successive) la giurisprudenza ha chiarito come l’operatività del meccanismo della rappresentazione debba essere interpretata in maniera restrittiva e pertanto come affinchè l’eredità rinunciata venga devoluta per rappresentazione a un soggetto diverso dall’originario chiamato sia necessario non solo che il rinunciante sia figlio o fratello o sorella del defunto, ma anche che il subentrante sia un discendente del rinunciante medesimo, con la conseguenza che, non potendo essere considerato tale il coniuge, lo stesso potrà ritenersi di per sé al riparo da eventuali azioni dei creditori del defunto, senza la necessità di procedere a formalizzare la sua rinuncia.

Cass. civ. 30 maggio 1990, n. 5077