LA CRISI DELLA COPPIA DI FATTO E LA POSIZIONE DEL PARTNER CHE ABBIA CONTRIBUITO ALL’ACQUISTO/RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI PROPRIETA’ DELL’ALTRO

Nota di commento a Cass. Civ. 14732/18 e  21479/18 a cura dell’ Avv. Stefano Puccinelli

Non è manifestatamente infondato il diritto del partner convivente ad ottenere dall’altro l’equivalente in denaro di quanto apportato per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredo della casa destinata alla convivenza e formalmente di proprietà di uno soltanto dei due conviventi. E’ questo il principio che sembra potersi ragionevolmente affermare dalla lettura di alcune pronunce della Corte di Cassazione, che, interessatasi di casi in cui all’intrapresa convivenza sia poi seguito il suo fallimento, ha affermato come, a determinate condizioni, ove uno dei conviventi abbia concorso all’acquisto, alla ristrutturazione ovvero all’arredo dell’immobile destinato alla vita di coppia – di proprietà dell’ex partner –  debba ritenersi ingiustificata l’attribuzione patrimoniale di cui quest’ultimo andrebbe a beneficiare a seguito del fallimento della relazione intrapresa e conseguentemente meritevole di tutela l’interesse del primo ad ottenere un indennizzo per la perdita subita.

Invero, se in passato, in forza della volontarietà con cui il contributo è offerto, come anche della rispondenza del medesimo a esigenze sociali, di coppia, si registravano orientamenti volti a negare il diritto del convivente a un indennizzo per quanto concretamente apportato per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredo dell’immobile di proprietà dell’ex, recenti pronunce della Corte di Cassazione – di seguito riportate – hanno segnato un’inversione di tendenza e hanno portato a offrire tutela anche a fattispecie analoghe a  quella sopradescritta, specie ove l’apporto sia avvenuto non con l’intento esclusivo di aiutare il partner proprietario dell’immobile e abbia assunto misure sproporzionate ed estranee agli esborsi della vita quotidiana

Cass. Civ. 14732/2018

Cass. civ. 21479_2018