AVVOCATO…MA QUANTO MI COSTI?

AVVOCATO…MA QUANTO MI COSTI?

Breve vademecum sui costi dell’attività legale in materia civile, a cura dell’ Avv. Stefano Puccinelli

Quando si avverte la necessità di rivolgersi a un avvocato per una consulenza o la richiesta di assistenza in una controversia, uno dei dubbi che solitamente accompagna il primo incontro con il professionista è quello relativo ai costi dell’attività che egli sarà chiamato a svolgere.

Con l’auspicio di contribuire a fornire qualche elemento chiarificatore si scrivono pertanto queste brevi righe, precisando fin da subito come, nonostante la questione sia degna di attenzione e meriti pertanto una compiuta risposta, in questa sede non si possa parlarne se non in termini generali.

Ciò, non tanto e non solo in considerazione del fatto che diverse sono le tipologie di intervento che possono essere richieste all’avvocato, quanto, piuttosto, in ragione del fatto che, per espressa previsione legislativa, la determinazione dei compensi relativa all’attività che l’avvocato è chiamato a svolgere è rimessa all’accordo che si formerà, tra il cliente e il difensore, in occasione del conferimento del relativo incarico, con la conseguenza che solo in tal sede e solo a seguito di accordo, potrà conoscersi l’entità di detti compensi.

Volendo comunque fornire un parametro di riferimento generale rispetto alla questione prospettata, volto a consentire a chi abbia l’esigenza di rivolgersi alle prestazioni di un avvocato la possibilità di disporre quanto meno di un elemento di raffronto sulla base del quale concordare i compensi relativi all’attività difensiva richiesta, può tuttavia dirsi come un siffatto criterio possa essere individuato nel decreto ministeriale n.55/14, con il quale il Ministero della Giustizia ha definito la misura dei compensi da riconoscersi all’avvocato quando a liquidare tali compensi sia il giudice, vuoi perché avvocato e cliente non abbiano raggiunto un accordo a tal riguardo e rimettano ad esso il potere di determinarli, vuoi perché, all’esito del processo e in ragione del principio della soccombenza – che, come  noto, impone alla parte soccombente di tenere indenne la parte vittoriosa dei costi sostenuti per la propria attività difensiva – la legge rimetta al giudice il potere di stabilire la misura ripetibile, onde evitare ingiustificati abusi che potrebbero verificarsi se fosse la stessa parte vittoriosa a determinare tale misura.

Invero, in quella sede, il legislatore ha determinato i compensi per l’attività difensiva dell’avvocato, in relazione alla quasi totalità dei procedimenti giudiziali e stragiudiziali che il legale può essere chiamato a svolgere, specificando la misura dovuta in relazione a ciascuna delle fasi attraverso cui detti incarichi si sviluppano, diversificando questa in funzione del valore dell’affare in riferimento al quale è richiesta l’attività dell’avvocato, nonché prevedendo un potere modificativo del giudice, al rialzo fino all’ 80% e al ribasso fino al 50%, quando per determinate peculiarità della fattispecie dette variazioni risultino giustificate; con la conseguenza che avendo riguardo ai parametri ivi indicati e qui sotto allegati, il cliente potrà sicuramente formarsi un’idea di massima in ordine ai compensi prospettabili, anche in considerazione del fatto che, solitamente, gli stessi avvocati ritengono opportuno farvi riferimento, in ragione della loro provenienza istituzionale nonché per essere questi stati determinati tenendo conto, da un lato, dell’esigenza del cliente a una quantificazione adeguata rispetto all’opera da prestarsi e, dall’altro lato, di quella dell’avvocato a una determinazione dei medesimi che consenta di svolgere il mandato difensivo con la massima professionalità e diligenza richiesta dalla natura dell’incarico conferito.

In ogni caso, e quindi a prescindere dal criterio in concreto adottato per la determinazione dei compensi, quello che può affermarsi con certezza è che il cliente sarà tenuto a corrispondere all’avvocato il rimborso delle spese anticipate in suo nome e per suo conto – quali ad esempio le spese postali, le spese di notifica, le spese relative agli adempimenti richiesti agli ufficiali giudiziari, quelle per marche e contributi unificati, etc.. – il rimborso delle spese di trasferta eventualmente sostenute ove, ai fini dell’esecuzione dell’incarico, l’avvocato abbia dovuto recarsi in fori diversi da quello di appartenenza, nonché il rimborso forfettario delle spese generali di gestione dello studio, previsto in misura pari al 15% dei compensi pattuiti,  senza dimenticare, il contributo previdenziale degli avvocati e l’IVA, se dovuta.

Tabelle parametri frensi